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I fari delle Florida Keys PDF Stampa E-mail
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(english version below)

Non ci potevo credere, ero appena rientrata da Parigi dove avevo visitato l’esposizione dei fari al Museo della Marina della capitale Francese quando ho ricevuto una mail dalla US. Lighthouse Society, di cui sono membro da anni, che mi comunicava che si era appena liberato un posto per la visita ai fari di Miami e delle Florida Keys.

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Annamaria "Lilla" Mariotti alle Florida Keys

Ero in lista d’attesa da così tanto tempo che ormai avevo perso ogni speranza e il preavviso era così breve che temevo di non riuscire a organizzarmi. Invece gliel’ho fatta, ho prenotato l’unico volo diretto disponibile da Roma per Miami, ho fatto la valigia e sono partita.
Arrivata a Roma, però, ho avuto una sorpresa veramente molto spiacevole: il volo per Miami è partito con più di otto ore di ritardo. Sembrava un cattivo inizio, invece il seguito è stato tutta una bellissima avventura.
Il giorno seguente ho incontrato il gruppo con cui avrei condiviso quell’esperienza, americani, provenienti da Stati diversi, persone sportive e pronte a tutto. Tre di loro li conoscevo già, avevamo condiviso la spedizione alla scoperta dei fari del Maine nell’ottobre 2010.
Questo viaggio è stato una fantastica avventura. Lasciata Miami, abbiamo percorso la Overseas Highway, il lungo ponte che percorre tutte le Florida Keys, un arco formato da un agglomerato di isole che si estendono verso sud-ovest fino a Key West, l’ultima delle isole abitate. Oltre si trova Dry Tortugas, un insieme di isolotti disabitati su uno dei quali nel 1846 è stato costruito Fort Jefferson, raggiungibile solo via mare.
A parte i due fari di Miami e di Key West, che sono in muratura e sulla terraferma, tutti gli altri sono costruiti in ferro, tante Tour Eiffel innalzate in mezzo al mare, e si estendono lungo la barriera sabbiosa e corallina che si trova al largo delle Keys, in mezzo all’oceano Atlantico. Hanno una forma che viene anche definita a “zampe di ragno” per via della loro struttura e dei quattro pali che, allargandosi come zampe di ragno, s’immergono nella sabbia e nel corallo del reef delle Florida Keys. A metà del faro si trova quello che una volta era l’alloggio dei guardiani, una parte chiusa contro gli elementi atmosferici che in quelle zone, quando si scatenano, fanno davvero paura. Certo per loro la vita non doveva essere facile, così come per le mogli che avevano il coraggio di seguirli e di vivere in quelle scatole di metallo esposte agli umori spesso mutevoli dell’oceano Atlantico.

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Fari delle Florida Keys (foto di Annamaria "Lilla" Mariotti)

Tutti questi fari sono stati costruiti nel corso dell’ 800. Anche per noi in quei giorni la vita non è stata facile, ma quale avventura lo è? Ogni mattina sveglia alle sei, bagaglio pronto, partenza e imbarco sul natante che per quel giorno sarebbe stato il nostro unico mezzo di trasporto. Abbiamo passato ore in barca per raggiungere questi fari. La mattina seguente una corsa verso un’altra isola, un altro albergo poi tutto si ripeteva, sempre uguale, ma sempre diverso. Ogni isola e ogni faro erano una scoperta, siamo ai tropici e l’atmosfera è magica. Le nostre imbarcazioni erano di un tipo particolare, spinte da potenti motori, ma senza chiglia. All’interno della barriera i fondali sono bassi e con una barca diversa si rischierebbe di rimanere incagliati nei pericolosi banchi di sabbia e poi non sempre il mare era calmo. A me piace andare in barca, il vento nei capelli, il salino sul viso, gli spruzzi bianchi che ti vengono incontro, la vista che spazia su un’immensa distesa d’acqua… per me che ho fatto tanta esperienza andando a vela non può esserci piacere più grande. Durante i trasferimenti un veloce panino saziava la fame e accorciava un po’ i tempi per raggiungere la nostra meta. All’improvviso eccolo, un puntino all’orizzonte che via via s’ingrandiva fino a mostrarsi in tutta la sua maestosità.

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Il faro di Fort Jefferson alle Dry Tortugas, ultimo lembo a sud della Florida
(foto di Vince Walker)

La barca veniva poi accostata il più vicino possibile al faro e,a quel punto, era un’impresa riuscire a fare fotografie stando in piedi su un natante che ballonzolava tra le onde. Ci reggevamo come potevamo, aiutandoci anche a vicenda, non so quante foto ho scattato per essere sicura di averne almeno qualcuna buona, ma alla fine li avevo fotografati tutti. L’ultima spedizione, quella a Dry Tortugas è stata la più lunga e faticosa, cinque ore in barca tra andata e ritorno, ma l’arrivo a Fort Jefferson è stata una sorpresa. Il vecchio forte e il nero faro di ferro, costruito nel 1876, che sovrasta le imponenti e secolari mura di mattoni erano uno spettacolo che non si può dimenticare. In lontananza si scorgeva il bicolore faro di mattoni costruito sull’isolotto di Loggerhead Key nel 1858. L’ultimo giorno, finalmente con i piedi per terra, visita al faro di Key West, una bianca torre cilindrica che svetta tra le palme, ricostruita nel 1847 dopo un uragano, alta 26 metri e disattivata nel 1969. Per raggiungere la cima bisogna salire gli 88 scalini della sua scala a chiocciola e dalla stanza della lanterna si vede tutta Key West. L’ultimo pomeriggio l’ho trascorso tra una nuotata in piscina e del pesce mahi-mahi alla griglia accompagnato da una ben meritata margarita.
Il giorno dopo mi aspettava il ritorno a casa.

Annamaria “Lilla” Mariotti - (Scrittrice e Associata alla Società Capitani e Macchinisti Navali di Camogli).  L'articolo è tratto dalla rivista "Saphira News" ed è stato pubblicato anche sul sito della U.S. Lighthouse Society.   Per leggere altri articoli di "Lilla" digita "Mariotti"  nel modulo "cerca" a sinistra di ogni pagina del nostro sito.

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The lighthouses of the Florida Keys

I could not believe, I was just back from Paris where I had visited the Lighthouse Exibition at the Maritime Museum of the French Capital when I received a mail from the US Lighthouse Society, of whom I am a member, informing that there was the possibility to join the Tour for Miami and the Florida Keys. I had been in a waiting list for so long that I had already lost any hope and the notice was so short that I was afraid of being unable to arrange my trip. Instead I made it, I booked the first available flight from Rome to Miami, I prepared my bag and I set off. In Rome I had a very bad surprise: the flight was eight hours late, but fortunately I had decided to leave a day before the meeting. It seemed a bag beginning; instead what followed was an entire great adventure.
The following day I met the other 42 people with whom I was going to share that experience. I already knew three of them, we had met during the Maine Lighthouse Tour in October 2010 and I was glad to see them again.
This trip has been a wonderful adventure. We left Miami on the Overseas Highway route, over the long bridge that runs through all the Florida Keys, an arch formed by an agglomeration of islands that extend south-west until Key West, the last of the inhabited islands. At the end is located Dry Tortugas, an uninhabited island where in 1846 was built Fort Jefferson and that can be reached only by sea. The two lights of Miami and Key West only are of masonry and on the mainland, all the others are made of iron, many Eiffel Towers erected in the open sea that extend along the sandy barrier and the reef that lies off the Keys, in the middle of the Atlantic Ocean. These lights are also referred to as “spider shape” because of their structure and the various poles that, spreading like spider legs, are immersed into the sand and coral of the Florida Keys. In the middle of the lighthouse there is what once was the lodging of the guardians, a part closed against the elements, which, when unleashed, they really fear. Of course life for them could not have been easy.

All those lighthouses have been built during the 1800s.
Also for us during those days life was not easy, but what adventure is not ? Every morning wake up at six, luggage ready, departure by bus and boarding on the boat that, for the day, would be our means of transport. We spent many hours on boat to reach those lighthouses. The following morning again on our bus to another island, another hotel, then everything was repeated, always the same but always different. Every island and every lighthouse was a discovery, we are in the tropics and the atmosphere is magical.
Our boats were pushed by powerful engines but without keel. Inside the reef the water is low and with a different boat there was the risk of being aground in the dangerous shoals of sand. During transfers a good sandwich satisfied the hunger and shortened the time to achieve our goal.
Suddenly a small point appeared on the horizon, which gradually enlarged to show up in all its magnificence. Here is the lighthouse. The boat approached as close as possible to the lighthouse and it was a challenge to take photos from a boat bobbing in the waves. I do not know how many photos I shot to be sure to have at least some good but in the end I had photographed all of them.
Arrived in Key West, we visited the lighthouse, a white cylindrical tower that stands among the trees, rebuilt in 1847 after a hurricane and deactivated in 1969. It is and 26 meters high and to reach the lantern room, you have to climb the 88 steps of the spiral staircase but from there the view was fantastic. The free afternoon took me to stroll around Key West and I ended the day with a swim in the hotel pool and a dinner with fish mahi-mahi and a well-earned margaritas.
The last expedition to the Dry Tortugas, was the longest and most tiring, a five hours boat ride there and back, but the arrival at Fort Jefferson was a surprise. The old fort and the black iron lighthouse built in 1876, overlooking the walls of the fort, was a spectacle that cannot be forgotten. In the distance we could see the two colors brick lighthouse built in 1858 on the islet of Logerhead Key.
The last evening a farewell dinner saw all of us gathered for the last time, and we all greeted each other with the hope of meeting again in another Tour. The next day I had to take my flight back to Italy.

U.S. Lighthouse Society Tour - Lighthouses of the Florida Keys - April 22 - April 29, 2012
by Annamaria “Lilla” Mariotti (Writer and member of the Society of Shipmasters and Marine Engineers of Camogli - Italy)


 

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