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(english below)
…da quando sono sceso dalla nave ed il marinaio alla passerella mi ha salutato: "Bye bye Chief…and regards to your wife!".  Rivolsi il mio "Thank you!" di risposta sia a lui e sia alla “Signora” che mi aveva ospitato per l'ultimo giro, ma anche a tutte le altre su cui sono stato imbarcato.

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Nave alla fonda a Portofino (foto M. Malatesta)

Beh, lo sappiamo: per noi le navi sono esseri vivi e pulsanti e nessun navigante le considera semplici mezzi di trasporto.

Appartengo a quella generazione nata nel primo dopoguerra, ho passato la mia infanzia a Camogli, fra il Porto e via Garibaldi. Praticamente non vi era mattina in cui svegliandomi non vedessi il mare dalla finestra e le campane della Chiesa non entrassero prepotentemente nella mia cameretta .
In quegli anni la città era diversa da oggi, le case avevano le facciate scrostate dal salino, le persiane aperte e, alla sera, si illuminavano di vita, qualsiasi stagione fosse. Oggi sono quasi tutte restaurate,  le finestre tristemente chiuse ed al calare del buio rimangono  desolatamente  spente, ricordando a chi passa che al loro interno, di “camoglino” e' rimasto ben poco.
L'Isola era abitata  e al pomeriggio si riempiva dei nostri schiamazzi, si giocava a guardia e ladri oppure con un vecchio pallone mezzo sgonfio che spesso finiva in mare. I più grandi fra noi lo recuperavano scalando a ritroso la scogliera del Castel Dragone… e poi dicono che non esiste l'Angelo Custode! Ogni tanto si udiva qualche nome ed un ordine urlato nell'aria da una voce femminile, non vedevamo chi lo gridasse o da dove provenisse, ma l'interessato sapeva che doveva ubbidire altrimenti al rientro a casa erano dolori al fondoschiena. Altri tempi, altri sistemi.
Le navi erano parte integrante di noi, fin dall'infanzia. I nostri padri, se non navigavano lavoravano a Genova in porto o presso qualche compagnia di navigazione. Ricordo papà menzionare nomi di armatori come Parodi, Corrado, Cameli , Fassio e tanti altri  che ormai sono spariti dalle cronache marittime.
L'Istituto Nautico era il destino della nostra adolescenza e l'inizio della nostra gioventù.  Sui banchi di scuola entravamo in contatto con i ragazzi dei dintorni, soprattutto con quelli del Levante. Nel nostro piccolo mondo loro “venivano da lontano”, dato che a quell'epoca il monte di Portofino era visto da noi quasi come un confine di stato.
Il servizio militare e' stato poi il periodo in cui ho iniziato a camminare con le mie gambe e dove ho cominciato a riempire il sacco dell'esperienza che ognuno ha in dotazione fin dalla nascita.
Come ufficiale di Macchina, mi sono formato  al termine del periodo in cui lo “straccetto”  lo aveva solo il Direttore di Macchina  e le ECR (Engine Control Room – cabina controllo propulsori) non esistevano ancora  e l’inizio di quello attuale in cui le navi sono dotate dell’automazione più esasperata  e  i macchinisti girano con  i guanti. Per farla breve, appartengo a quella generazione che ha dovuto imparare ad utilizzare il computer intorno ai quarant’anni.  Fino ad oggi ho navigato quasi sempre su navi da crociera,  attraversando lo sviluppo di tale settore dagli albori, quando le crociere ai Caraibi le facevano solo poche navi fra cui il Carla C, l’Amerikanis, l’Emerald Seas e poche altre.

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Camogli...tempo fa... (foto Archivio Ferrari)

Passano gli anni: navi, terra ed ancora navi e sono arrivato ai fatidici sessant’anni in cui guardando  dentro il sacco di cui sopra mi sono accorto che lo spazio libero e' minore di quello occupato: da qui la decisione di lasciare la navigazione attiva.
In questo primo anno  ho cominciato a svuotare  il contenuto del sacco che, come  per tanti coetanei, contiene in egual misura esperienze professionali ed umane  con il loro corredo di gioie e dolori. La differenza fra le due è semplice per me: quelle umane sono personali e quindi difficilmente utilizzabili da altri, se non sotto forma di qualche consiglio che viene generalmente ignorato; quelle professionali invece hanno la caratteristica opposta, potrebbero cioè essere messe a disposizione di altri; uso il condizionale perché nella maggior parte dei casi vengono irrimediabilmente perse. Nel mio caso sono stato particolarmente fortunato, in quanto ho la possibilità di trasmetterle ai ragazzi dell’Accademia della Marina Mercantile, cioè agli ufficiali delle navi di domani.
Per il momento non ho particolare nostalgia per le navi anche perché, dopo gli ultimi avvenimenti, qualche cosa si è rotta dentro: l’affondamento della  Concordia per esempio, l’ho vissuto come la fine di un’epoca.
Nei ritagli di tempo,  per continuare a mantenere vivo il mio interesse verso lo shipping,  sto realizzando uno studio sulle norme che regolano la sicurezza sulle navi da crociera. L’articolo ‘’E se manca la corrente’’ spero sia solo un inizio e che altri si uniscano a me dato che, analizzando le norme fin qui adottate, ci sarebbe molto da  fare e da dire: cioè non credo debba affondare una nave da crociera per deliberare di conseguenza l’aumento del numero di salvagente nei punti di raccolta di bordo (come approvato fra le norme “ad interim” nella riunione  del Comitato di Sicurezza dell’IMO - International Maritime Organization) e presentarlo come una novità epocale...ma tutto questo è un altro discorso…

CSDM Nicola Samarelli - 11/2012


One year has already gone…

Since when the seamen at the gangway greeted me ‘’ Bye Bye Chief and regards to your wife’’ ,my ‘’Thank you’’ was directed to him and ,mainly, to the Lady who hosted me for the last contract and all the ones on which I was embarked, you know.. for us all ships are pulsing living beings ,no seafarer can consider them as simple means of transport.

I belong to the baby boom generation , I spent my childhood living  between the port  and the boardwalk ,practically there was no morning that I did not open my eyes with the sea in my window while  the loud of the church bells entered  in my small bedroom.
 In those years Camogli was different from today ,the houses facades were scuffed by the sea salt ,the shutters always open and, in the evening, the windows were always  lighted of life in every season ;now all facades  have been restored ,the shutters remain sadly closed and at nightfall all the lights remain switched off reminding to those who pass by that inside them very little has remained of the Camogli soul.
The area of the small port was inhabited and in the afternoons the air was filled with our shouting while we were playing at ‘’cops and robbers ‘’or with an old football that often was falling in the sea and the older of us were recovering scaling back the 15 meters high  castle cliff….who say that the guardian Angel is a legend ???..sometimes ,while we were playing, we heard a name and an order in the air,we could not see who or from where they come from but
the called buddy knew that he had to obey otherwise when returning home his butt was becoming red…..other times ..other systems.

The ships were part of our childhood and our fathers if not ob board the ships were working in the Genoa Port or in some shipping company, I still remember my dad mentioning names like Parodi,Cameli,Corrado,Fassio and many others the are now gone from the shipping chronicle.

The Nautical Institute was the destiny of our adolescence and the beginning of our youth,in such school we started to know other boys of our age coming fro other villages ,especially from the east ;in our small world they were from far away being that we considered the Portofino mountain as the borderline between the known and unknown world ,at the end of the five years course we were all friends,it is funny how the surnames of the classmate remain
Engraved in our mind for the lifetime.
The Navy service was the time when I started to walk with my legs and I began to fill the bag of experience that all of us receive has baggage since the beginning of our life.

As engineer I  started my experience in the period that the Chief Engineer was the only one that could use white rags and overall and the technology on the engine room was very light and I finished  my career just now on ships where the automation was almost exasperate with the engineers working with gloves . In short I belong to the generation that had to learn how to use computers its early 40ties.

I worked mostly on cruise ships since the beginning when in the Caribbean were cruising the Carla C ,the Amerikanis and few others till today that the Cuise Ships are cruising all over the  world.

The years passed ships,land,ships and one day arrived the fateful 60 years I looked inside the bag above and I realized that the free space inside is less that the part full, hence the decision to leave the active navigation .
In this first year I started to look inside the bag and I found ,like everyone, that contains  almost equally  human and professional experiences with their set of joys and sorrows, the difference between the two is simple while the first one are personal and unlikely
To be used by others the second ones have the opposite characteristic and can be passed to the others ; this is what I am doing now with the young cadets of the Italian Merchant Marine Academy.
For the moment I have no particular nostalgia for the ships probably because after the recent events something broke inside me ; I lived the Concordia tragedy as the end of an era.
In my spare time I began to be interested about the safety rules relevant to the cruise ships and my previous article ‘’ If the light goes off…’’ I hope that such interest will be useful and some other will join me ; analizing the rules recently implemented ,even if at interim, there is a lot to do and to say ; I don’t thinks that is necessary the sinking of a ship to approve the increase of number of lifejacket in the muster stations (see link below)  but that this is another story.

One year has already gone……
 
Cap. Nicola Samarelli - 11(2012


 

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