Camogli ,

Chi è online

 76 visitatori online

Pirati!!!

CASA DEI MARINAI

Ammissione alla Casa dei Marinai

I numeri e il mare

Matematica col Prof Mortola
Know Maritime English!

Condividi su Facebook!

La superstizione sulle navi del 2000 PDF Stampa E-mail
AddThis Social Bookmark Button

Isola di Mykonos, Mar Egeo, estate di anni fa. Il Meltemi soffiava impetuoso all’imboccatura del porto. Era impossibile il solo pensare di fondare l’ancora in quei paraggi.  Se quella  nave da crociera desiderava “toccare” l’incantevole porto, l’unica soluzione era dirigere a Tourlos!

bulk carrier4

Tourlos è una baia di Mykonos che permette l’ancoraggio “ridossato” vicino alla costa quando il Meltemi è “arrabbiato”.  Sia il Comandante che gli Ufficiali di Coperta non erano mai stati in quella destinazione e si trovavano perciò di fronte ad una decisione: o farsi sbattere  pericolosamente da venti di 40 nodi (70 Km/h) all’ancoraggio, davanti al porto, oppure avvicinare la  nave a pochi metri dalla spiaggia a Tourlos.

myk3
La baia di Tourlos (Mykonos) oggi: un lungo pontile nasconde il vecchio ancoraggio
(photo by B. Malatesta)

Che fare?  Il secondo Ufficiale, con la sua lunga esperienza, disse stentoreamente: “Questa è davvero una situazione caprina!”.
Poco dopo, salì a bordo il pilota del porto, Vasiliòs Gryparis, che spiegò la manovra più opportuna di quella mission impossible. “Bastava” dar fondo a un’ancora guardiana, cioè verso proravia (al vento) e l’altra verso poppa, così da bloccare il movimento avanti-indietro della nave, poi, un solo cavo veniva mandato a terra, dal lato dell’ancora poppiera che veniva ”voltato” in un’invisibile (ma solida) bitta sulla spiaggia a pochi metri dalla riva. In quella maniera, la nave era così  “avvitata”, come diceva l’esperto pilota, cioè non si sarebbe più mossa dal suo ormeggio.  L’intera manovra era realizzata in circa dieci  minuti col vento possente che soffiava sopra le loro teste, mentre i passeggeri ignari e contenti stavano consumando - al ponte Ristorante -  la ricca colazione del mattino!
Insomma, in quelle condizioni o si andava a Tourlos o si saltava Mykonos, con le conseguenti lamentele dei passeggeri che non capivano perché non fosse possibile visitare quell’incantevole porto in una splendida giornata di Sole, con mare piatto e solo  “un po’” di vento.
Da quel giorno però ,  quella parola, “caprina”,  annunciata dal secondo Ufficiale,  significò per il personale di Coperta un segno di situazione avversa e sconosciuta, quasi ostile e perciò non la pronunciarono più.
I fatti precedenti sono successi a me, mentre ero al comando di una nave da crociera nelle Cicladi.

La forse lunga introduzione di questo scritto è frutto di una mia recente rivisitazione delle credenze marinare del passato. Tra queste, ve ne sono alcune che sono - oggigiorno - evidentemente ben radicate. Durante certe conversazioni, sulle navi inglesi del passato poteva capitare di pronunciare la parola “maiale (pig)”. Tale comune termine fu però bandito per molto tempo su quella flotta, semplicemente perché portava sfortuna. Orbene, se tale usanza ci sembra oggi bizzarra, basta pensare però a quanto ho scritto prima sulla manovra di Mykonos: la superstizione esiste ancora e,  anche se su gran parte delle navi  le  vecchie credenze sono criticate con un sarcastico sorriso,  l’atteggiamento degli equipaggi è quello di non infrangere comunque una vecchia usanza, ovvero ci si comporta alla maniera  “non ci credo, però lo faccio”.
Certamente non è questa la sede adatta per spiegare il complesso fenomeno della superstizione o della scaramanzia, limitiamoci perciò a comprendere come oggigiorno sono ancora spalmate certe credenze in un loro scenario ottimale - ovvero la nave - nell’arco della sua operatività.

Per iniziare

Sulle navi a vela, in fase di costruzione, si inserivano alla base (scassa) dell’albero di maestra alcune monete d’argento. Tale usanza derivava dalla tradizionale posa delle monetine negli occhi o nella bocca dei defunti così che – una volta nel regno dei Morti – avrebbero pagato il passaggio a Caronte sul fiume Stige.  Ancora oggi durante la cerimonia  in cantiere per la posa della chiglia della nave, ovvero l’inizio della sua costruzione, in un suo recesso vengono saldate una o più monetine che, comunemente si crede, siano portatrici di buon auspicio per la futura operatività della nave. Originalmente però, se essa affondava,  “avevano la funzione” di ricompensare il passaggio nel Regno dei Morti di coloro che decedevano a bordo e che non potevano essere sepolti in terra ferma.

La posa della chiglia: le immagini sono relative alle navi RTwo/ROne
(file CSLC G.C. Lemmi)

Appena la nave è ultimata, una cerimonia significativa è ovviamente  il suo varo che culmina nell’infrangersi di una bottiglia di spumante nei pressi del “mascone di prora”,  cosicchè il suo contenuto cada in mare.  I partecipanti all’evento temono che se la bottiglia non vada in frantumi, può significare sventura  per la nave e la sua gente.  L’usanza deriva dal passato, quando si usavano tutti i mezzi possibili per mitigare il tempo avverso, per esempio versare vino in coperta o in mare.

christ3
christ45
Il battesimo dell'Insignia a Montecarlo nel 2003: insieme al Principe Alberto
si notano il Comandante G.C. Lemmi e la sua consorte Michèle (file CSLC G.C. Lemmi)

Pertanto, con l’aiuto della tecnologia, per evitare che la bottiglia non si rompa, sono stati oggi realizzati svariati metodi:  un sommozzatore che emerge dal mare e la rompe lui stesso sul mascone, un filmato (o una videocamera) che riproduce la sua frantumazione alla platea degli invitati, seduti comodamente in una sala della nave o, addirittura, fatta collidere con lo scafo a guisa di pendolo da un elicottero! Tutti sappiamo che “l’incidente del battesimo” non preclude ovviamente la vita operativa della nave, ma sicuramente (ed ecco qui la superstizione) getta un’ombra di tristezza e sconforto sugli invitati alla cerimonia, tanto è vero che per liberare l’atmosfera da pensieri negativi,  l’oggetto della sventura viene poi rotto comunque, in qualsiasi maniera disponibile.

In certe nazioni, durante la consegna al suo proprietario, la nave viene anche benedetta.  Non mi ritengo superstizioso, però sono anche un marinaio e durante il varo di una nave alla quale ero al comando, chiesi al Sacerdote di benedire tutti i punti nevralgici: la plancia, il locale timone, la sala macchine, la saletta equipaggio e passeggeri ed infine, la nave dall’esterno. Ricordo che appena scese in banchina,quel prete s’affrettò ad andarsene osservandomi con curiosità, forse riflettendo sul fatto che bastava benedire quell’unità in un punto solo… devo però confessare che effettivamente non ebbi gravi problemi con quella nave. Sicuramente avevo esagerato nel considerare l’incombente eventualità della sorte avversa.

Durante le operazioni

Una cosa che mi sorprese appena imbarcai sulla prima nave passeggeri era che non esistevano lance di salvataggio con il numero 13; lo stesso per l’identificazione delle cabine: non ne esisteva una nel cui numero comparisse il 13.  Le sue origini sono molto remote, la più comune è quella che tale cifra si riferisce al numero totale dei commensali nell’Ultima Cena. Questa superstizione è ancora oggi molto seguita, specialmente nella tradizione anglosassone. 

lboats_13
Scialuppe del lato dritto (numeri dispari) senza il 13

Chi non ha visto – generalmente in Mediterraneo – le variopinte imbarcazioni da pesca che hanno gli occhi dipinti sui masconi prodieri? L’occhio del dio Horus  sulle imbarcazioni egiziane, le preservava dalla magia occulta, mentre in altre culture, le proteggeva dai vari pericoli del mare.
A questo punto viene spontanea una riflessione: la nostra terminologia nautica definisce “occhio di cubìa” l’apertura nel mascone di prora dove scorre la catena dell'ancora.  E’ sicuramente possibile che tale termine abbia tratto origine proprio dall’occhio dipinto sulle navi antiche poiché si trova pressoché nella stessa posizione di scafo. Quest’esempio ci dice che certe credenze, anche se non più seguite, possono trasformarsi oggi in parole, atteggiamenti, tecnicità o stili di vita d’uso comune.

cubia33
Una trasposizione grafica dell'occhio di cubìa con l'occhio di Horus

Da giovane ufficiale ho sentito qualche volta parlare di “Capitan Tempesta”: era il povero malcapitato di turno che – vittima delle maledette coincidenze – incontrava spesso tempo cattivo e quindi  la gente mormorava. Cioè non bastava che lo sfortunato Capitano si preoccupasse di fronteggiare le burrasche, ma doveva anche subire le conseguenze di una sventurata ed ingiusta reputazione. Va qui detto che il tempo avverso è sempre molto sentito dai marinai: sulla costa quando succedono delle criticità dovute alle tempeste si dà la colpa alle previsioni, alle autorità, oppure infine si può scappare se si è avvisati in tempo. In mare ciò non è possibile e tale frustrazione generava la voglia interiore di prendersela con qualcuno. Basta ricordare un detto: “Tempi da cani danno addosso ai Capitani!” (ho usato un eufemismo) che, se si richiama al giorno d’oggi, ci conferma che quando una nave incontra tempo cattivo, le scelte fatte dal Capitano per fronteggiarlo non vanno mai bene, né verso i passeggeri, né verso l’equipaggio.

roughsea11

Ancora oggi, l’equipaggio non porta ombrelli a bordo, anche perché non avrebbe senso usarli sui ventosi ponti esterni. Questa credenza  nasce dal fatto che gli oggetti di colore nero (valigie, bauli, ecc.) erano sintomo di sventura a bordo delle navi, forse perché legati al colore del lutto. Al contrario invece, nelle indesiderate giornate di pioggia, i passeggeri dispongono di ombrelli multicolori per quando escono in visita nei porti di toccata. Nel tempo però, questa superstizione va ormai scomparendo.

Chi non ha mai visto un allegro cagnolino saltare sulla coperta di una chiatta o di un rimorchiatore oppure lo stesso Comandante Tarabotto, mentre onorava l’Italia col Nastro Azzurro conquistato dal Rex nel 1933, che viaggiava con la sua cagnolina Lilly? Gli animali domestici e soprattutto cani e gatti, a bordo vengono chiamati “mascotte”, cioè portafortuna. Questa tradizione è oggi ancora molto sentita poiché la compagnia di un animale diventa importante quando si è in mare aperto e, soprattutto, lo stesso acquisisce pienamente la simpatia di tutto l’equipaggio, diventando così  foriero di buoni auspici. E chissà come mai, solitamente, proprio il Comandante è il suo padrone…(vedi articolo).

La moda dei tatuaggi, come è noto, è nata nell'ambiente dei marinai. Nel passato, chi imbarcava si faceva applicare sulla pelle delle icone scaramantiche o motti indelebili così da "preservargli" la vita e la salute in quei difficili frangenti, ovvero quando le navi affondavano facilmente. I tatuaggi erano cioè degli amuleti illustrati. Un’altra moda, quella dell’orecchino, ebbe origine perché – in caso di decesso -  lo stesso sarebbe servito a pagare il passaggio sul fiume del Regno dei Morti.  Le monetine infatti (come citato prima)  applicate sugli occhi o in bocca al defunto sarebbero scivolate via durante l’affondamento della nave e sarebbero andate perse, mentre invece l’orecchino era un prezioso che rimaneva ben saldo al corpo dello sventurato marinaio.

Una delle tante "cause" di  tempo cattivo o malasorte a bordo era quella di non pagare i propri debiti.  I francesi estesero questa credenza ai marinai “insolventi” che frequentavano lupanari e bettole dei porti; chi non saldava il suo debito col piacere era maledetto e provocava sventura. La stessa battuta veniva pronunciata ancora anni fa - con umorismo - quando si incontravano spesso cattive condizioni meteorologiche.

Ancora oggi si dice che sia di cattivo auspicio abbattere un gabbiano o un albatross. La loro carne non è sicuramente gustosa, visto che sono etichettati come “gli spazzini del mare”, ma l'origine di questa tradizione è anch'essa antica: si riteneva cioè che le anime dei marinai annegati risorgessero in quegli uccelli.

seagull12
Gabbiano a Cherbourg (photo by B. Malatesta)

Nel concludere questa visita ad alcune superstizioni marinare d’oggi, viene spontaneo considerare  una nave come una complessa ed unica comunità viaggiante che, pertanto, rappresenta una forte identità sociale. A differenza di aerei, treni, autobus, tale mezzo di trasporto ha perciò un’anima: basta scorrere infatti le letterature multimediali-romantiche dedicate alle vecchie unità mentre vengono avviate all'inesorabile demolizione e smembramento.
Una delle componenti di quell’anima è anche l’immortale superstizione marinara!

Bruno Malatesta (6/2013)

 

Consulenze previdenziali

Consulenze Previdenziali

 

Copyright © 2017- Società Capitani e Macchinisti Navali - Camogli
E' vietata in qualsiasi forma la riproduzione, totale o parziale dei contenuti del sito
Any reproduction, total or partial of the contents of this website, is strictly forbidden


Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza e offrire servizi in linea con le tue preferenze. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookie. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie vai alla sezione Cookie Policy (raggiungibile anche col menu di sinistra). Per saperne di piu sui cookies di questo sito e come cancellarli, vedi la regole privacy.

Accetto i cookies da questo sito.

EU Cookie Directive Module Information
escort eskisehir escort eryaman escort samsun escort bursa