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(english below)

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Piazzale dell'Accademia Navale di Livorno/Main square of the Naval Academy of Leghorn
(photo G.C. Lemmi)

Ci fu una domanda che fece ridere tutti meno l’Allievo che l’aveva posta, ed era questa: “nel caso l’Italia entrasse in una guerra, che programma ci sarebbe per noi ?”.

Ci trovavamo in un’aula di Palazzo Studi all’Accademia Navale di Livorno, il motivo della risata era che, in quel momento del 1967, l’idea che ci potesse essere una guerra era talmente lontana che noi ragazzi ventenni lo ritenevamo assurdo. Eppure ci trovavamo in quel posto per studiare operazioni militari e per noi, un programma per quel tipo di evento esisteva davvero.
Eravamo cresciuti in un Paese che, alla nostra nascita, era entrato a far parte delle democrazie occidentali e che, in ogni caso, sarebbe stato protetto dalla Nato. Eravamo stati educati nell’idea del mai piu’ guerra, mai piu’ razzismo, mai piu’ dittature e ci sembrava che funzionasse.

Alla fine del corso ci fu già un, se pur piccolissimo,  segnale di smentita della nostra sensazione di sicurezza. Al momento di lasciare l’Accademia, con i bagagli alla porta, in attesa dei documenti di via, fummo tutti sospesi e consegnati fino a nuovo ordine. Dopo due ore di attesa, fummo finalmente svincolati. Era successo che, a seguito dell’improvviso omicidio del senatore Robert Kennedy, tutte le forze armate dei paesi occidentali erano state messe in allerta.

A partire da quel momento ho fatto sempre più caso alle guerre piccole o grandi, vicine o lontane di cui i mass media ci hanno gratificato nel corso degli anni. Non ci sono state Guerre Mondiali ma i morti sono comunque milioni, senza parlare delle sofferenze che i conflitti hanno generato e stanno ancora generando.

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Navi alla fonda alle Isole Falklands/Anchored ships at Falkland Islands
(photo B. Malatesta)

Io stesso, da civile, sono stato sfiorato per un pelo da due guerre, nel 1982 (Falklands) e nel 1986 (Iran – Iraq).
Nel primo caso ero imbarcato su una VLCC (petroliera, very large crude carrier) che stava per doppiare Capo Horn con destinazione Isole Vergini. La nostra nave gemella, Hercules, che stava effettuando il nostro viaggo al contrario, in zavorra, fu bombardata per sbaglio dagli Inglesi o dagli Argentini mentre si trovava lungo le coste argentine. Mentre la nave stava dirigendo verso Rio De Janeiro in condizioni disastrate e con alcune bombe inesplose fra le lamiere, noi ricevemmo istruzioni dalla compagnia di procedere più a sud di Capo Horn (cioè a scorgere la costa della Penisola Antartica) poi a sud dell’isola South Georgia, quindi ad est di essa prima di dirigere a nord verso i Caraibi.

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Il CSLC Giuseppe Casini Lemmi con la moglie Michèle a bordo di una grande petroliera/
Capt. Giuseppe Casini Lemmi with wife Michèle on board a VLCC tanker ship

Se è vero che sull’Hercules vissero attimi di terrore, anche noi passammo momenti di insicurezza tremenda a causa della paura della guerra ma anche per le difficoltà della navigazione invernale nella zona più tempestosa del mondo e per gli icebergs che avvistammo per giorni. Mia moglie passò giorni e notti con me sul Ponte. Comunque tutto finì bene. (Leggi qui l'articolo 1 e l'articolo 2 relativi a quell'incidente).

Nel 1986 era ancora in corso quella che allora veniva chiamata Guerra del Golfo (nome poi soppiantato dalle due guerre all’Iraq da parte delle coalizioni occidentali) e che certi chiamarono poi Guerra degli Otto Anni.
L’economia dell’Iran che dipendeva dal petrolio, era compromessa dai continui bombardamenti irakeni sull’isola di Kharg, nel nord del golfo, dove veniva raccolto e ridistribuito il petrolio greggio.
In quel momento c’era un numero di navi, chiamate shuttle ships che, temerariamente, caricavano a Kharg di notte, senza illuminazione e andavano a scaricare in un terminal vicino a Sirri Island, nel sud del golfo, fuori dalla portata dei bombardieri di Saddam Hussein.
Quì il petrolio veniva trasferito su navi permanenti all’ancora (mother ships) che poi lo pompavano sulle cosiddette export ships che lo portavano ai clienti internazionali.
Su una di queste ultime navi c’ero anch’io, per un solo viaggio ma memorabile.
Indimenticabile perchè, nel frattempo, qualcuno aveva fornito all’Iraq la tecnologia per aumentare l’autonomia in carburante agli aerei i quali arrivarono, contro ogni previsione, a bombardare il terminal di Sirri.

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L'isola di Kharg nel Golfo Persico/Kharg Island in the Persian Gulf

Me la cavai ancora una volta per un pelo. Poco dopo decisi di ritornare a navigare sulle navi da crociera che avevo ingiustamente abbandonato.

Negli anni a seguire le navi da guerra sono state e sono ancora impegnate nel presidio delle acque infestate dai pirati organizzati.  In questo periodo le navi militari incrociano il Mediterraneo e raccolgono profughi che fuggono da guerre, da  oppressioni e dalla fame.

Ma non era stato detto: mai più ??????

CSLC Giuseppe Casini Lemmi (7/2015)



Never more !!!!!!

There was a question that made everyone laugh except the Cadet who had placed it, and it was this: IN CASE ITALY ENTERS INTO A WAR, WHAT WOULD BE THE PROGRAM FOR US?

We were in a classroom at the Navy Naval Academy of Livorno, and at that time in 1967 the idea that there could be a war was so far away that we, boys in our twenties, considered it absurd. Actually we were in that place to study military operations and for us, a program for that kind of event really existed.
We were brought up in a country that had become part of the Western democracies and that, in any case, would have been protected by NATO. We had been brought up on the idea of NO MORE WAR, NO MORE RACISM, No MORE DICTATORSHIP, and that seemed to work.

At the end of the course we had already, albeit very small, felt denial of our sense of security. In leaving the Academy, with the luggage at the door, waiting for the clearance documents, we were all suspended and delivered until further notice. After two hours of waiting we were finally released.
What happened was that, following the sudden murder of Robert Kennedy (the Senator), all the armed forces of Western countries had been put on alert.
From that moment I paid more attention to the war events, large or small, near and far, that the mass media had displayed over the years.
There were no World Wars but the dead are still millions, not to mention the suffering that conflicts have created and are still creating.
I myself, as a civilian, missed two wars, in 1982 (Falkland) and in 1986 (Iran - Iraq).
In the first case I was on board a VLCC that was about to round Cape Horn to the Virgin Islands. Our sister ship, the Hercules, which was carrying out the same path but in the opposite direction, in ballast, was bombed by mistake by the British or by Argentines while she was off the coast of Argentina. As the ship was heading for Rio De Janeiro in disastrous conditions and with some unexploded bombs in the hull, we received instructions from the company to proceed as far south as possible from Cape Horn (ie to see the coast of the Antarctic Peninsula) then south of the South Georgia island, before heading north towards the Caribbean.
While the Hercules lived moments of terror, we also passed moments of tremendous insecurity due not only to the fear of war, but also for the difficulties of winter navigation in the most tempestuous area in the world, and by the presence of several icebergs sighted for days. My wife spent days and nights with me on the Bridge. However, all ended well.

In 1986 the so-called Gulf War (the name was supplanted by the two Iraq wars by Western coalitions), which was also called the War Of Eight Years, was more furious the ever.
Iran's economy, which depended on oil, was compromised by the constant bombardment of Kharg island in the north of the Gulf, where the oil was distributed from the storage terminal.
At that moment there were a number of ships, called "shuttle ships" that, recklessly loaded at Kharg at night, without lights, and went to download to a terminal near Sirri Island, in the south of the Gulf, away from the reach of the bombers of Saddam Hussein.
Here the oil was transferred to ships at anchor (Mother Ships) which then pumped it to so-called "Export Ships" that were taking the oil to international customers.
I was on board one of those shipa, only for one trip, but a memorable one.
Memorable because, in the meantime, someone had supplied Iraq with technology to increase the range of aircraft, which arrived against all odds to bomb the terminal of Sirri.
Again I near-missed a tragedy. Shortly after I decided to return to sail on cruise ships that I had unwisely abandoned.

In the years since  military ships have been, and are still engaged in the defense of the pirate-infested waters.,

In this period the military ships cross the Mediterranean and collect refugees fleeing from wars, from oppression and hunger.

All this in spite of what we were told: NEVER MORE !!!!

 

Capt. Giuseppe Casini Lemmi (7/2015)

 

Commenti 

 
#3 2015-07-07 21:29
Caro Memmo, grazie per la tua testimonianza su eventi da te personalmente vissuti. Molto spesso ci sfugge che accadimenti lontani da noi migliaia di miglia possono in un qualche modo essere a noi molto vicini (sei uno del 62° ed eri lì a viverli in diretta). Un abbraccio, Michele.
 
 
#2 2015-07-04 18:10
molto profondo e purtroppo molto attuale
 
 
#1 2015-07-02 17:37
Complimenti..
l'ho letto volentieri
 

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