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Il veliero camogliese scompariva nelle tenebre di quella buia notte. Era un freddo 1855 e la nave dirigeva verso la Crimea, in Mar Nero, per partecipare al commercio che rese ricchi gli armatori camogliesi di quell’epoca. L’equipaggio, stanco della dura sosta passata ad imbarcare materiale per conto dei francesi, iniziava quella navigazione col meritato riposo. Lasciato il promontorio di Portofino infatti, tutto il personale, a parte ovviamente coloro di guardia in coperta, s’adagiò tra i ricordi dei propri cari e il rilassante sciacquio delle onde al giardinetto. Le vele, spiegate al massimo per sfruttare la gelida tramontana di poppa, sussurravano agli spossati marinai di dormire senza preoccupazioni.

Il rumore cammina col progresso

Sulle navi, molte cose sono mutate dal 1855. Insieme alla tecnologia è diverso soprattutto il personale e, con esso, tutte le sue nuove problematiche. Con l’avvento della propulsione meccanica, si era dovuta fronteggiare una nuova insidia al crescente stress di bordo. All’isolamento, all’eventuale depressione, alle malattie e alla fatica, s’aggiungeva il rumore dei macchinari, fino ad allora sconosciuto ai marinai della vela. Per salvaguardare l’equipaggio dall’inquinamento acustico si sarebbe dovuto aspettare sino al 2014, cioè quando entrò in vigore il Regolamento per disciplinare l’emissione acustica delle varie attività di bordo.

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Pirovelieri alla fonda/Steam sailing ships at anchor

Non stupisce quindi che appena i primi piroscafi a vela iniziarono le operazioni, diciamo a metà ‘800, il loro equipaggio doveva fronteggiare delle nuove situazioni ambientali. Gli alloggi del personale erano sì costruiti lontano dai propulsori principali, ma sicuramente la primitiva struttura dello scafo non isolava dal rumore i vari compartimenti, oppure quando i macchinisti erano al posto di lavoro non usavano protezione per le orecchie anche perché il concetto di decibel, inteso come intensità di rumore e pericoloso per il nostro udito, non era ancora stato divulgato alla gente comune.
Del resto, il 1900 cominciò in maniera davvero “assordante”. Oltre all’incalzante tecnologia, Graham Bell, che ottenne il brevetto del telefono, instaurò il concetto di “unità di comunicazione”, poi chiamata “decibel”. Lo stesso Guglielmo Marconi, dopo la scoperta delle trasmissioni radio, affermò di “aver liberato l’umanità dal silenzio”.

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L'Elettra, yacht-laboratorio di Guglielmo Marconi. Modello conservato al Civico Museo Marinaro
"GB Ferrari" di Camogli/Model of the Elettra, the workshop yacht of Guglielmo Marconi.
The model is
kept at the Maritime Museum of Camogli

Il rumore sulle navi

Tornando alle navi, sicuramente i membri d’equipaggio paragonavano i rumori molesti a seconda di cosa udivano a quel tempo: colpi di artiglieria, sferragliare dei treni, frastuoni delle nascenti industrie pesanti. Ma se la loro unità disponeva di macchinari più elaborati, purtroppo aumentava di pari passo la fatica e lo stress per usarli e per convivere con essi.  
Quando le malattie professionali, gli incidenti sul lavoro e sul mare aumentarono, apparve logico disciplinare la qualità della vita a bordo. Cioè oltre alle condizioni meteorologiche sfavorevoli, gli infortuni del personale aumentavano per la nuova tipologia dell’ambiente lavorativo. E la qualità di quel tipo di vita non conosceva soste, 24 ore al giorno, per mesi e mesi. L’inquinamento acustico si rivelò ben presto un significativo protagonista in questo disordine professionale. 

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Piroscafo "Maria Teresa" degli Armatori camogliesi Mortola & Bozzo" (1926)/
Steamer "Maria Teresa" of Mortola & Bozzo shipowners from Camogli (1926)

Il primo “forte” suono che immaginiamo su una nave è quello del fischio, azionato in un porto trafficato o quando c’è nebbia. Ecco, i decibel di un gran bel fischio possono arrivare anche a 150, cioè 30 “unità” oltre la soglia di pericolo per il nostro udito. La legge prevede che tale fischio debba essere udito ad una distanza di 2 miglia (3,7 km), per cui si può immaginare il danno fisiologico che avremmo se fossimo nelle sue immediate vicinanze quando viene azionato.

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Nave da crociera "Carnivale" (1976). I fischi sono montati sulla ciminiera/
Cruiseship "Carnivale" (1976). The ship's whistles are built on the funnel

Per avere un’idea dei rumori di bordo, vediamo nella seguente scala i livelli di pericolosità acustica.

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L'ambiente normale di lavoro a bordo è compreso nel settore verde. Le parti gialle e arancione
riguardano i livelli di guardia sulla rumorosità (macchinari, etc.) . Tali settori possono richiedere
l'uso di protettori acustici. La parte rossa deve essere gestita con molta attenzione poichè può
condurre a danni permamenti dell'udito/ Noise level limits

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Esempio dei limiti di rumore a bordo/Noise level limits on board a ship

Dicevamo che un po’ di tutela al nostro udito fu disciplinata nel 2014, cioè quando un regolamento internazionale (Imo-Code on Noise Levels on Board Ships) prescrisse i livelli massimi di rumore sulle navi e i parametri per controllarli.
Al momento delle prove in mare, per esempio, cioè quando la nave viene verificata anche dal cliente oltre che dal costruttore, alcuni tecnici ispezionano letteralmente tutta l’unità per determinare il livello di rumore quando ci si trova in alto mare e a pieno regime di velocità, cioè quando i motori sono al massimo. E’ un po’ come i commenti dei collaudatori sulle nuove auto: “Ma in autostrada, diventa rumorosa e vibra eccessivamente…”; per usare una similitudine pratica, è ovvio il relax di viaggio su una macchina di lusso confrontato a quello di una piccola utilitaria.

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Tecnici durante le prove in mare/Technicians at the sea trials

Quando si verifica il livello di rumore a bordo, ovviamente viene considerato l’utilizzo dello spazio interessato, soprattutto se nel locale vi alloggeranno persone o macchinari.  Va qui però ricordata anche la vibrazione, spesso compagna del rumore. Può capitare infatti che a certi regimi di rotazioni delle eliche, in alcuni punti della nave si manifestano vibrazioni e rumori eccessivi e dannosi per le persone e le stesse strutture di bordo.
La nave perfetta non esiste, deve però essere perfetta l’organizzazione che garantisce lavorare in maniera sicura. Sul posto di lavoro per esempio, il membro d’equipaggio che opera nei settori dove esiste di fatto più rumore, deve allora proteggersi con l’equipaggiamento adeguato, come cuffie o tappi auricolari.

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Equipaggiamento salvaudito/Ear protectors

Infine, un accenno all’uso dei deciBel come arma intimidatoria. Fortunatamente, oggigiorno, il fenomeno della pirateria nel Corno d’Africa è diminuito, ma quando alcune navi dovevano essere protette da scorte militari, tali unità usavano come mezzo dissuasore il LRAD (Long Range Acoustic Device), cioè una specie di “cannone sonoro” che “spara” impulsi di 150 dB a 500 metri di distanza, convogliati in un fascio ristretto. In pratica, chi lo ode entro quella distanza può subire dolore all’udito e conseguente panico.

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Apparato LRAD/LRAD

Dopo queste riflessioni, ritorniamo sul veliero del quale stavamo raccontando all’inizio. Vista la serata tranquilla, il Capitano si ritira in cabina, dopo aver lasciato le istruzioni per la navigazione notturna allo Scrivano, cioè al suo Secondo. Appena sdraiatosi in cuccetta, bacia la lettera della moglie e, tenendola sul petto, spera che in futuro, potrà comandare una veloce nave ad elica, che non debba temere le calme equatoriali, che arrivi sempre in orario.
Il dolce rollio del brigantino lo fa sprofondare in un sonno granitico, che non gli fa immaginare come sarà complicato addormentarsi  e lavorare su una nave a propulsione meccanica.

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Bruno Malatesta (12/2017)

 

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