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Un Natale che si perde nel tempo

Una foto… una nave… un porto … un lungo pontile; Boston sul finire degli anni 60. Una bella città, a quel tempo non grande e ordinata, porto di mare sulla costa atlantica con una importante flotta peschereccia e un discreto traffico di navi. Per la verità, vista la latitudine piuttosto alta e la difficoltà di navigazione nel periodo invernale, pochi cargo liner erano all’ormeggio in quell’inverno dal freddo non eccessivo.

La M/n Paola Costa, da New York era salita sino a Boston per le consuete operazioni di carico e scarico merci. Era una nave della Maersk Line costruita in Svezia e successivamente acquistata dalla compagnia di navigazione genovese Costa Armatori, veniva impiegata sulla linea commerciale del Nord America. Disponeva di una stazza di poco superiore alle 6.500 tonnellate e pertanto non era una grossa nave. L’apparato di propulsione era costituito da un poderoso motore a 2 tempi della Burmeister & Wain, con il tipico lavaggio dei gas di scarico assiale (uniflow); sovralimentato con una turbosoffiante Brown–Boveri, a pieno regime, sviluppava una potenza di oltre 6.000 CV; ciò consentiva alla nave di raggiungere una velocità di circa 17 nodi, vale a dire 17 miglia - 32 km. all’ora (un’ottima velocità commerciale).
Sabato 23 dic. alongside Commercial Pier – Boston, in attesa del Natale. Le attività portuali sono tutte ferme; gli americani si preparano a festeggiare. Nelle giornate precedenti, approfittando del fatto che la nave era ferma in banchina, avevamo ispezionato il manovellismo del motore, controllato la tenuta dei tubi telescopici dell’olio con gli attacchi posti sul testacroce di ciascun pistone, sostituito alcuni polverizzatori, verificato l’efficienza dell’apparato di iniezione ed eseguito la manutenzione e la pulizia delle camere di lavaggio. Ora tutto era pronto e in ordine per una regolare traversata oceanica (quella di ritorno a Genova). Il comandante che era uno spezzino, un uomo di una certa età, il comandante Faggiani se ben ricordo, di certo una brava persona, predispone per il giorno seguente (la vigilia di Natale), una serie di iniziative: vuol rendere meno triste al suo equipaggio quel “vuoto” struggente che ti assale per essere lontani da casa e … attenuare la malinconia. Sulla nave vengono issate le variopinte e vivaci bandiere dei segnali (in termini marinareschi il gran pavese), sull’asta di poppa, una grande bandiera italiana ancora nuova e sul pennone di maestra, la bandiera a stelle e strisce (quella degli USA). Il cuoco e il cameriere di bordo vengono incaricati di preparare il pranzo di Natale. L’agenzia ha avuto ordine di mandarci provviste fresche e di qualità; non mancheranno gli “shrimps” (i gamberoni americani), il tacchino, il panettone e lo spumante italiano e … qualche sorpresa culinaria che il cuoco ha  in serbo di farci. E’ anche arrivato il fonogramma di auguri da parte dell’armatore, … firmato: Giacomo Costa – Genova. Questo stabilito, il comandante, dopo aver concordato un opportuno turno di guardia (per la sala macchina, di competenza del direttore) ha lasciato libero l’equipaggio. Ricordo che nel pomeriggio della vigilia, con il mio motorista e di comune accordo, eravamo stati a far visita ad una sua giovane amica sudamericana che era ospite di un college. L’istituto non era molto vicino, così il taxi aveva impiegato quasi un’ora per giungervi. Avevamo incontrato la ragazza che era carina e molto educata, ma si era guardata bene dall’uscire con noi. Pertanto eravamo rimasti con lei a chiacchierare e a bere un buon drink nel salone dei ricevimenti. Poi era venuto il momento di salutarla e di farle gli auguri di Natale e di rientrare a bordo. A dire il vero ero rimasto un pochino interdetto per l’avventura mancata, tuttavia dovevo riconoscere di aver trascorso un bel pomeriggio in gradevole compagnia. E’ sera, fa buio, un buio profondo, l’aria è umida, il cielo è una cappa scura. Il taxi ci scarica al pier …  è la notte di Natale. Il Paola Costa, la nostra nave, è completamente illuminata con le bandiere coloratissime che si muovono nella luce; da vicino si sente attenuato, il tonfo ritmato del gruppo generatore della nave, un potente diesel 6 cilindri della Allen Motors. Subito una tangibile frenesia ti prende, una voglia di festa ti assale, il desiderio di abbandonare l’amarezza che ti invade diventa prepotente … vorresti fare qualcosa. E qualcosa ci capita. In testa al pontile che si protende sul mare della baia, c’è un Club, un Yacht Club che già risuona dei rumori della festa. Gente ben cambiata transita lungo il molo dove sta attraccata la nostra nave che è incorniciata con le luci di bordo, guardano incuriositi, parlano con animosità evidenziando lo strascicato e veloce linguaggio dell’american slang e proseguono. Ma qualcuno, probabilmente di origine italiana, si ferma e ci invita: «come in … paesà … come in» Hanno capito il nostro disagio, dopotutto è la notte di Natale e quella nave così illuminata e pavesata, è “fantastic”, è italiana. Sta di fatto, che diversi di noi dell’equipaggio, si avviano verso il Club. Il comandante invece rimane a bordo della nave. Siamo accolti con fragore, con pacche sulle spalle, con abbracci ed è subito festa; non manca un gran buffet con tante bottiglie, la musica, il ballo, c’è tanta confusione. Mezzanotte si avvicina, abbiamo bevuto parecchio, ogni tristezza è stata cancellata, siamo allegri, quando un americano grosso e simpatico grida: american children come here ! Un gruppo di ragazzini e ragazzine si riunisce di corsa attorno al pianoforte e si canta con le note di: «When the Saints go marching in». E’ un momento magico, dove tutti noi, stranieri in una imprevedibile notte americana, con la mente e con il cuore, si ritorna a casa, alla messa di mezzanotte, dove nelle nostre chiese si fa nascere Gesù Bambino. Ciao America … Merry Chirstmas !
Il pranzo di Natale a bordo del Paola Costa?  Eccezionale; il cuoco era stato bravissimo e il comandante, il com.te Faggiani, si era quasi emozionato.
Con questo antico Natale, voglio farvi gli auguri più cari, quelli più belli. Ancora Buon Natale e Felice Anno Nuovo a tutti voi.

Agostino Ferrera (12/2017 - foto fornita dall'autore)


 

piac
T/n "Pia Costa" at sea, 1970

Un Capodanno che si perde nel tempo    
      
Se ben ricordo, nella tratta Genova - New York, oltre al Paola Costa c'erano anche il Pia e il Maria.
Ero imbarcato sul Pia Costa come Allievo Ufficiale di Coperta, era il mio primo contratto su una nave. In un freddo San Silvestro del 1969, ci trovavamo ormeggiati a Boston, in un pontile letteralmente ghiacciato. Verso le 21, con il terzo ufficiale di guardia, il camoglino Franco Perasso, andammo in banchina a controllare i pescaggi della nave. Benchè in quel periodo di festa la nave fosse "ferma", certe verifiche dovevano essere comunque espletate. Dopo aver registrato l'immersione della nave a prora, ritornavamo verso poppa  per leggere il pescaggio "al centro".  Fu proprio in quel mentre che il terzo ufficiale scivolò sullo spigolo del pontile e cadde in mare, esattamente tra la fiancata del Pia e il muro della banchina. A parte il poco spazio a disposizione, lo sventurato iniziava a congelarsi: era attanagliato in una trappola, nel buio. Iniziò a gridare a squarciagola "Bruno! Bruno, aiutami!". Mi trovavo nel mezzo di una tragica situazione dopo appena un mese di imbarco.
Sarebbe stata troppo lunga ritornare a bordo e chiamare il personale che stava festeggiando l'ultimo dell'anno. Dovevo fare qualcosa, subito.
Fortunatamente, in banchina v'erano dei salvagenti anulari, ne afferrai uno. Purtroppo però, non sentivo più Perasso, temevo che fosse stato vittima di una feroce ipotermia. Cercando di figurarmi in quale anfratto potesse essere finito, gettai il salvagente nel buio sottostante. Sentii un tonfo sordo e un'imprecazione: "porca puttana!". In quel mentre capii di aver centrato il bersaglio e di avergli fatto male, ma di averlo individuato e, soprattutto, era ancora vivo!
Tutto finì per il meglio: qualcuno in coperta sentì le mie urla, parte dell'equipaggio accorse sul "pier" e tirammo "a riva" il malcapitato ufficiale. Ovviamente grande fu la sua gratitudine per la mia assistenza, infatti se fosse stato solo...
E così un'altra vicenda di mare, come tante altre, era accaduta e registrata nella nostra memoria, una vicenda che fa parte della nostra cultura, che non conosce feste o baldorie "comandate".

Bruno Malatesta (12/2017 - foto Archivio Malatesta)

 

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