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L’artista che inorgoglì gli armatori camogliesi PDF Stampa E-mail
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New York 1899

Nel 1899, si disputava l’America’s Cup nelle acque di New York. I tentativi dell’imbarcazione sfidante, la Shamrock I di Sir Thomas Lipton (quello del tè) parevano inutili: la detentrice del titolo, l’americana Columbia stava vincendo pienamente tutte le tre tratte della gara.

La prestigiosa coppa non sarebbe quindi ritornata in Inghilterra. Era un’epoca dove la competizione avveniva praticamente ogni due-tre anni. La gente amava quello spettacolo, carico di sport e di simboli patriottici. La documentazione fotografica era ai primi passi e molti appassionati di eventi popolari, preferivano ancora i dipinti commemorativi.

Tra i vari artisti di quel periodo, c’era un ex artigiano di un’azienda tessile di New York, specializzata nei ricami su seta, raso e velluto. Si chiamava Thomas Willis, nato nel Connecticut nel 1850. Thomas era di base un artista e infatti dopo pochi anni, intraprese la professione del pittore per dare un senso alle sue capacità creative. La sua tecnica era innovativa e veramente speciale: dipingeva prima ad olio lo sfondo degli scenari di mare, dopo di che, realizzava il soggetto in primo piano – solitamente un’imbarcazione – impiegando materiali e tecniche tessili.

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Thomas H. Willis: "America's Cup" - 1899

Ecco quindi il dipinto dell’America’s Cup del 1899: il mare verde e bianco di colore cangiante, s’incontra col cielo blu, Spunti di rosa e bianco sono applicati sulle vele delle barche competitrici. Più lontano, si nota il battello fanale di Sandy Hook, appena fuori New York. Lo scafo delle due unità regatanti è realizzato in velluto, con ponti e alberatura ricamati. La detentrice americana del titolo, Columbia, è a sinistra; a destra è raffigurata la sfidante inglese Shamrock I. Le vele sono prodotte in seta applicata su carta, così da provocare l’effetto “rigonfiamento”.  La struttura di ogni vela è poi disegnata fedelmente a mano.  A bordo di ogni imbarcazione, tutte le varie figure sono ricamate su tessuto. Il tutto rendeva l’idea del rilievo, oggi diremmo del 3D.

Willis divenne così, a fine ‘800, un affermato artista. Ben presto le sue opere furono apprezzate anche per l’indiscussa eleganza.  I suoi clienti più assidui furono i vari Yacht Club, marinai, capitani di velieri e di rimorchiatori, compagnie di navigazione, insomma, una vasta clientela dello shipping internazionale.

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Thomas H. Willis: brigantino a palo "Industria" (Museo Marinaro Camogli)

Tra i velieri che navigavano alla volta di New York in quegli anni, v’era il camogliese Industria, brigantino a palo, armato e comandato da Fortunato Schiaffino. Sicuramente i lavori di Willis erano già famosi nell’ambiente marittimo locale e Schiaffino, come molti altri capitani, gli ordinò un dipinto della sua nave. Certamente a quel tempo, Willis disponeva di un’avviata bottega artistica, con assistenti e allievi, possiamo dire una scuola, specializzata in rappresentazioni marinare. I quadri venivano poi consegnati al committente durante la lunga sosta delle navi a vela di quel tempo oppure al viaggio successivo. In tempi postumi, tale Adeodato Schiaffino, probabilmente un discendente del capitano Fortunato, donava al Civico Museo Marinaro “GB Ferrari” di Camogli il dipinto dell’Industria.

Al Civico Museo Marinaro "GB Ferrari" di Camogli

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Thomas H. Willis: brigantino a palo "Prospero Repetto" (Museo Marinaro Camogli)

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Thomas H. Willis: brigantino a palo "Teresa Olivari" (Museo Marinaro Camogli)

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Thomas H. Willis: brigantino a palo "Gaetano Repetto" (Museo Marinaro Camogli)

Le opere realizzate da Willis (o dalla sua scuola), ora presenti al Museo Marinaro sono ben cinque. A parte l’Industria, troviamo altri quattro brigantini a palo: il Prospero Repetto (armatore Fortunato Repetto), il Teresa Olivari (armatore Antonio Brigneti), il Fortunato Repetto (armatore GB Repetto, padre del già citato Fortunato)  e il Gaetano Repetto (sempre dell'armatore GB Repetto), tutti frequentemente utilizzati nelle rotte per le Americhe e quindi risultava facile per i loro capitani ordinare  a Thomas Willis le riproduzioni dei loro velieri. 
Chi visita il Museo Marinaro di Camogli noterà che i quadri di Thomas Willis sono chiaramente eleganti, particolari, soprattutto realistici e che, come le opere di ogni affermato artista, la mano che li ha creati viene riconosciuta alla prima occhiata.

Il dipinto del brigantino a palo "Nemesi"!

Molti appassionati di storia marinara camogliese conoscono la tragica vicenda del veliero Nemesi (armatori Schiaffino-Razeto), naufragato nel 1901, a causa di una tempesta al largo delle Isole di Capo Verde, nell’Africa Occidentale. L’equipaggio riuscì a sbarcare sulla lancia di salvataggio e, dopo aver navigato per ventitrè giorni verso i Caraibi, fu definitivamente tratto in salvo da un piroscafo inglese. Purtroppo, nella varia documentazione lasciataci anche dallo stesso capitano del Nemesi, Fortunato Razeto, non si trova un'immagine originale del veliero. Esiste un dipinto ex-voto nel Chiostro del Santuario del Boschetto a Camogli, che raffigura solo la scialuppa e il bastimento salvatore. Tutto questo sino a poco tempo fa.

Ecco infatti l'inaspettata sorpresa. Recentemente, alla Società Capitani di Camogli, è stata inviata  l’immagine fotografica del dipinto raffigurante il brigantino a palo Nemesi! Era  difatti una notizia molto rilevante. Il proprietario dell’opera chiedeva notizie sul suo autore.

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Thomas H. Willis: brigantino a palo "Nemesi" (collezione privata)

Vari particolari, come la scritta del nome, le vele, l’attrezzatura e i personaggi in coperta, rivelavano ben presto che si trattava in effetti di una splendida opera di Thomas Willis, conservata in ottime condizioni. Il Nemesi, benchè impiegato principalmente per i traffici con l’Oceano Indiano, toccò qualche volta New York a fine secolo (GB Ferrari, Capitani e Bastimenti di Liguria), avendo così la possibilità di ordinare il dipinto a Willis.
Col permesso del proprietario, l’immagine del Nemesi verrà inserita negli archivi del Museo Marinaro di Camogli.

Si è così conclusa con successo e in pochi giorni una ricerca che è andata centoventi anni indietro nel tempo, che ha visto armatori e capitani camogliesi desiderosi di possedere un’affascinante testimonianza artistica della loro intraprendenza.=

Bruno Malatesta - 2018
Bibliografia:
- Camogli, La Città dei Mille Bianchi Velieri, di GB Ferrari;
- La Città dei Mille Bianchi Velieri, Camogli, di Pro Schiaffino;
- Il romanzo della vela, di T. Gropallo;
- Capitani e Bastimenti di Liguria, GB Ferrari;
- Velieri di Camogli, a cura del Museo Marinaro.=

 

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