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Lo Scrivano: l’ufficiale che non poteva essere Capitano PDF Stampa E-mail
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Bastava avere 20 anni, 30 mesi di navigazione, aver superato un esame teorico-pratico, non essere mai stato condannato a pene criminali. Se rapportiamo questi requisiti all’epoca odierna, diremmo che la figura professionale descritta potrebbe essere quella di un secondo – primo ufficiale di coperta. 

Ed infatti, per molti appassionati delle cose di mare, la mansione dello “Scrivano”, ancor oggi viene paragonata a quella di un ufficiale in seconda, cioè il sostituto del Capitano. Ma non è proprio così.

Secondo una logica di carriera infatti, chi è sottordine al Capitano, sarà colui che lo sostituirà in futuro, ma ciò non riguardava lo Scrivano in quanto, nella stragrande maggioranza dei casi, non era diplomato alla Scuola Nautica, per cui gli era preclusa la carriera come Capitano di grandi velieri mercantili. Questa emblematica figura professionale godeva però del trattamento di un ufficiale, cioè pranzava con il Capitano, riposava in camera a poppa, ovvero in un locale ben più ospitale che non gli alloggi del resto dell’equipaggio, situati nella rumorosa e angusta prora. La sua formazione professionale era quella del “marinaio esperto” e assisteva perciò il Capitano nelle incombenze nautiche che, a quel tempo, rappresentavano la gran parte delle attività di bordo.

Dobbiamo fermarci un momento a considerare brevemente questa figura marittima. I suoi servigi erano già noti nell’antichità, poi si espansero dal Medio Evo a circa metà ‘800. In tutto questo periodo, lo Scrivano passò da abile ragioniere di bordo, soprattutto con riguardo alle merci trasportate, sino ad essere personaggio a metà strada tra il Nostromo – ovvero il capo del personale di coperta – e il Capitano. Ma perchè avvenne questa trasformazione?Non scordiamo che le mansioni del personale della marina mercantile mutano ancor oggi a seconda di due fattori: il tipo di traffico al quale la nave è adibita e la complessità di esercizio della nave stessa, la cui tecnologia progredisce velocemente nel tempo. Prima di metà ‘800, i trasporti commerciali marittimi erano generalmente caratterizzati dal traffico in proprio degli equipaggi; cioè il Capitano, rappresentante dell’armatore, era responsabile completamente della contabilità e degli affari delle merci trasportate: oggi si direbbe la “longa manus” dell’imprenditore, cioè colui che agiva difatti in sua piena rappresentanza.  

Ma certe incombenze mutarono quando – verso metà Ottocento, soprattutto con l’utilizzo del telegrafo -  gli armatori camogliesi iniziarono a comunicare direttamente con le navi ormeggiate nei porti del mondo e perciò ad operare quasi esclusivamente per conto terzi nei loro uffici, guadagnando sul solo (ma molto cospicuo) importo di nolo della nave per trasportare merci da un porto all’altro.In quel cambiamento gestionale, il Capitano necessitava però di una persona che potesse assisterlo nella conduzione di un mezzo sempre più grande e sofisticato, cioè non più un veliero di medie dimensioni, ma invece un’unità che iniziava ad essere dotata di macchinari e dispositivi più moderni e complessi.  Ecco allora il miglioramento delle guardie in navigazione: lo Scrivano effettuava servizio con l’Allievo ufficiale (oppure con un marinaio anziano); il Capitano invece faceva guardia col Nostromo. Va qui ricordato che effettuare due guardie alternate nell’arco delle 24 ore era un servizio molto estenuante, specie in presenza di tempo avverso. A fine ‘800, la marineria velica dirigeva però verso l’estinzione. A quel tempo vi erano ancora Scrivani a bordo dei nuovi grandi velieri con lo scafo in ferro, ma le loro operazioni tecniche erano specializzate e richiedevano ulteriori diplomati delle Scuole Nautiche. Ecco allora che, circa nel 1910, lo Scrivano scompare dai rari velieri d’epoca rimasti a navigare, anche se il suo nome sarà sporadicamente utilizzato negli anni a venire da qualche Capitano per indicare il “suo Secondo”. 
Come afferma Tommaso Gropallo, "questa figura professionale, così rilevante nel Medio Evo, ma ancora più significativa nell’Ottocento, non è oggi che un ricordo evanescente tra le nebbie del passato".


Bruno Malatesta  (3/2019)

Argomenti tratti da: “Lo Scrivano” di T. Gropallo (eccelso custode della nostra tradizione marinara) – 1956.=

 

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