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L'ultima arma contro i balenieri/Ultimate weapon against whale hunters Stampa E-mail
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Ady_litVincenzo Merlo, amico della Società e residente ad Hobart in Tasmania, ci ha inviato il seguente interessante articolo che ci aggiorna sulle ultime strategie per contrastare la sistematica caccia alle balene (english version at the bottom of this page)

 

L'Australia e la caccia alle balene

Hobart, in Tasmania, è certamente una citta’ molto bella, con il suo porto molto profondo, alla foce del fiume Derwent. Nonostante cio’, a causa della sua posizione molto remota, iniziò la sua esistenza come colonia penale nel 1803 e fu la seconda città fondata in Australia.

La Tasmania attiro’ anche “coloni liberi “ (non deportati come galeotti o impiegati nel sistema giudi-ziario e penale). Molti si stabilirono a Hobart dedicandosi all’agricoltura ed al commercio, esportando frutta e lana ad altri Stati dell’ Australia ed altre nazioni dell’Impero Britannico.

Una delle ragioni per cui Hobart fu fondata in questo sito, fu l’abbondanza di balene nelle acque vicino alla costa e che regolarmente risalivano il fiume. Alcuni resoconti dell’epoca dicono che “sarebbe stato possibile attraversare la foce da una sponda all’altra senza bagnarsi i piedi, camminando sul dorso delle balene”. Per questo non era necessario avere grossi velieri per andare in cerca delle prede in mare aperto. La caccia veniva effettuata con barche “baleniere”, snelle, agilissime a vela e a remi. La preda veniva poi rimorchiata a terra per il macello ed il processo di fusione del lardo nelle apposite industrie.

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Hobart all'inizio del '900/Hobart in 1900 (free copyright)

Col passare del tempo la colonizzazione della Tasmania progredì e le navi baleniere per la caccia alle foche incominciarono ad approdare nel nuovo porto.

L’industria baleniera della Tasmania meridionale era concentrata ad Hobart dove gli equipaggi operavano durante i mesi favorevoli e si dedicavano poi a lavori agricoli durante la “bassa” stagione.
Nel 1804 era quasi normale per i balenieri dell’Antartide di ritornare alla base con carichi di un valore stimato intorno a 121,000 sterline! Dal XVI al XIX secolo l’olio di balena non era commestibile ed il suo primo utilizzo fu per illuminazione delle lampade ad olio o mescolato alla cera delle candele. Poi fu utilizzato per la filatura della lana e per lubrificare i macchinari della rivoluzione industriale nel mondo. Piu’ tardi fu usato nella manifattura di sapone, nell’ industria tessile, juta, vernici, esplosivi e pitture, per non dimenticare i cosmetici e le prime margarine.
Fu il primo degli olii, sia di animali che minerali, ad essere stato prodotto commercialmente con successo. L’olio di capodoglio era il piu’ richiesto per la sua purezza, specialmente per l’orologeria (a 5 dollari per oncia, ancora nel 1957).

Gli anni tra il 1836 al 1841 furono l’apice dell’ industria baleniera in Tasmania: c’erano ben nove stazioni baleniere nei dintorni di Hobart. Addirittura, nel 1841 operavano in Tasmania trentacinque basi baleniere che impiegavano piu’ di mille persone.
Purtroppo però, le risorse del mare una volta così ricche, erano quasi esaurite. Le foche furono quasi estinte come pure le balene. Gli equipaggi dovettero allontanarsi sempre più da terra per trovare le prede.
Nel 1850, la domanda di olio di balena cessò e la caccia si orientò su quelle balene che fornivano i fanoni per produrre stecche flessibili, usate nei parasoli o nei corsetti ed i busti delle dame dell’ epoca. In Tasmania si continuò ad arpionare balene nel 1880, ma l’attività terminò completamente nel 1893, quando gli ultimi balenieri furono licenziati. Le stazioni baleniere in disuso ed in rovina, sparirono poco alla volta. Quella di Droughty Point (a 20 minuti di passeggiata da casa mia) ha ancora qualche rudere quasi invisibile, nascosto dalla vegeta-zione, con i mattoni che portano i segni delle fornaci operate dai galeotti. Alcune informazioni non confermate, dicono che la distruzione dei boschi nei dintorni fu causata dalla necessita’ di usare il legname per fondere il grasso delle balene e produrre l’olio. Nel 1979 l’Australia terminò completamente l’industria baleniera e si dedicò alla protezione dei cetacei.

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Usa il player ed ascolta le balene/Use the player to listen to
the whales


Nel 1994 un’area dell’Oceano Antartico a sud della Tasmania fu dichiarata santuario per le balene. Purtroppo, come è ben noto, fin dal 1987, il governo giapponese conduce una caccia annuale giustificandola come una “campagna scientifica”. Negli anni ’80, quasi spesso si vedevano le baleniere giapponesi ormeggiate nel porto di Hobart per rifornimenti, ma le proteste e le pressioni diplomatiche le fecero sentire non benvenute.

In base ad informazioni ufficiali giapponesi:
“Le spese annuali per il programma di ricerche costa intorno ai 6 miliardi di yen, (piu’ di 50 milioni di dollari), di cui 5 miliardi di yen vengono recuperati con la vendita della carne di balena ottenuta con il programma scientifico. Il Governo finanzia il rimanente miliardo di yen."

Nel dicembre del 2007, a causa delle proteste internazionali e le pressioni politiche deli USA e specialmente Australia, il governo giapponese annuncio’ una sospensione temporanea della caccia di cinquanta megattere durante la stagione 2007-2008. Nonostante cio’ dopo questo periodo, la caccia e’ ripresa ogni anno, concentrandosi sulle balenottere minke che sono più piccole ma più consistenti.

Hobart, oggi
Oggigiorno nel porto di Hobart, le baleniere sono state rimpiazzate dalle navi che cercano di ostacolare le loro attività. Durante la stagione 2008- 2009, la nave Steve Irwin (una ex baleniera) della Sea Shepherd Conservation Society, ormeggiò spesso nel nostro porto per rifornimenti durante le varie spedizioni contro i balenieri giapponesi.
Adesso la flotta giapponese dovrà aver a che fare con un nuovo, “space age “ avversario. La Sea Shepherd Conservation Society ha annunciato che, avendo concluso un accordo con il pro-prietario Pete Bethune, l'mbarcazione Earthrace accompagnera’ la Sea Shepherd nella stagione 2009-2010 co-tro le baleniere giapponesi nell’ Oceano meridionale, specialmente nella zona dichiarata come santuario delle balene.

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L'imbarcazione Ady Gil (ex Earthrace) in porto ad Hobart/
The Ady Gil at Hobart (photo by V. Merlo)

In ottobre 2009, l’ Earthrace fu presentato alla stampa e televisione con la nuova colorazione nera e ribattezzato Ady Gil. Il capitano della Sea Shepherd ha dichiarato che sarà usata per impedire l’arpionamento delle balene. L’ex Earthrace e’ uno “stealt boat” (imbarcazione a scomparsa) che e’ stato aggiunto alla flotta della Sea Shepherd Conservation Society grazie alla donazione di un miliardo di dollari del magnate statunitense Ady Gill.
Costruito con materiali modernissimi, lo scafo a base di fibre di carbonio e kevlar, e’ verniciato con una pittura che contiene scaglie di carbonio, deflette le onde radar ed anche gli apparati più potenti hanno difficoltà a localizzarlo. La Steve Irwin usata nel passato non era sufficientemente veloce per mantenersi costantemente in contatto con le baleniere. L’Ady Gil non avra’ questo problema e cercherà pertanto di ostacolare la caccia e salvare le balene dagli arpioni.

Caratteristiche generali

Nome: Ady Gil (ex Earthrace)
Proprietario: Pete Bethune
Porto di registro: Auckland, Nuova Zelanda
Costruttore: Calibre Boats
Varato: Febraio 2006
Tipo: Trimarano
Dislocamento: 13 ton
Lunghezza: 24 m
Pescaggio: 1.2 m
Propulsione: 2 x 350 kW (540 hp) Cummins Mercruisers
Velocita: 45 nodi (83.3 km/h)
Autonomia: 3000 nm (6000 km) con 10,000 L (2500 imperial gallons) di combustibile
Equipaggio: 4-8 persone.
Per la cronaca, l'Ady Gil ha compiuto la circumnavigazione del globo in 60 giorni, 23 ore e 49 minuti.

Alcune immagini dell'Ady Gil in porto ad Hobart/Some pics of the Ady Gil at Hobart (photo by V. Merlo)


L'Ady Gil e’ un trimarano che usa carburanti alternativi e fu progettato per battere il record di circumnavigazione del globo a motore, usando solo combustibili rinnovabili e per dimostrare la possibilita’ di utilizzare tecnologie ecologicamente corrette. Progettato da Craig Loomis Design Group, il disegno del wave-piercing permette una velocita’ elevata e la stabilita’ e’ aumentata dai due larghi “sponsons” laterali ed capace di potersi raddrizzare automaticamente, se capovolto. Lo scafo e’ verniciato con una pittura antivegetativa non tossica.
I motori usano una miscela di olio vegetale e bio diesel con emissione di gas nocivi molto bassa. Nel 2005, per aumentare la pubblicità dell’iniziativa, il proprietario utilizzò 100 grammi del suo grasso, trasformato in carburante tramite liposuzione.
I motori possono anche essere alimentati con diesel, biodiesel o miscele. L’aria per l’ alimentazione dei motori viene aspirata da prese situate nelle due pinne dall’ aspetto futuristico. Le spese della costruzione, 2.5 miliardi di dollari, furono interamente finanziate da sponsor del settore.
Quando fu chiesto al proprietario se non era preoccupato del costo, egli rispose: “ No… ho il battello piu’ tosto nel mondo”!

5 gennaio 2010: la Ady Gil è speronata in Antartide! (YouTube)

Testo di Vincenzo Merlo - 12/09
(Vincenzo Merlo si è diplomato al Nautico di Camogli nel 1966, sezione Macchina. Ora vive con la sua famiglia ad Hobart in Tasmania. Frequenti sono le sue visite a Camogli.)


Before tackling the subject, let’s quickly look back in time at some history.

Hobart in Tasmania is certainly a beautiful Australian city with its deep harbour at the mouth of the Derwent River. Yet, because of its remote location, it began its early life as a penal colony in 1803, making it the second oldest city in Australia.
Tasmania attracted free settlers as well. Many settled in Hobart to grow and export goods like fruit and wool to other parts of Australia and the British Empire.

One of the reasons why Hobart was founded in the present site was because of the great number whales in the waters close to the coast and regularly swimming in the river. Some of the earlier settlers stated that it would have been possible to cross the waters from eastern to the western shore of the estuary without getting wet, by walking on the whales backs. Therefore there was no need for big seagoing ship sailing out to sea, far away looking for whales. The hunt was done by small rowing/sailing boats and the kill was towed and then dragged to the shore stations for processing.
When the settlement in Tasmania was well established, sealers and whaleboats began calling in on the new port.

By 1804 it was common for whalers in the southern waters to return with cargoes of an estimated value of 121,000 pounds.
The Southern Tasmanian whaling industry centred on Hobart Town where the whalers operated during the favourable season and cultivated the land in the off season.
From the 16th to 19th centuries, whale oil was inedible and the first principal use was as an illuminant in lamps and in candle wax. Later it came to be used in oiling wools for combing and as lubricant for the machinery of the industrial revolution around the world. Afterwards it become valuable in the soap manufacturing, textiles, jute, varnish, explosives and paint, not to mention the early margarine industry. It was the first of any animal or mineral oil to achieve commercial viability.

The sperm whale oil was the most sought after for its purity also as watchmaker’s oil (at $5.00 per ounce in 1957).
The years 1836 to 1841 marked the peak of the Tasmanian whaling industry, and there were 9 stations in and about Hobart. By 1841 thirty-five bay whaling stations in Tasmania were manned by more than 1000 men but prosperity from the sea was almost exhausted. The seals had disappeared and so had the black whales. The whalers had to go further and further out to sea to find the now scarce whales.

In the 1850's the demand for whale oil dropped and hunting focused on whales that offered whalebone. Used in parasol ribs, and to stiffen parts of women's stays and dresses, like corsets. Tasmanian whaling continued into the 1880's and finally expired 1893 when the last whalers were paid off.
Most of the whaling and sealers stations disappeared, crumbling to rubbles. The one at Droughty Point, (a short walking distance from my place) has still some, almost invisible remains, showing the typical bricks made by the convicts. Some (unconfirmed) source blames it for the deforestation of the area because of the large amount of wood required for melting the blubber.
In 1979 Australia terminated whaling and committed to whale protection.

But since 1987, the Japanese government has conducted an annual whale hunt in the Antarctic under the guise of "scientific" whaling.
In the ‘80 it was not uncommon to see Whaling ships moored in Hobart for refuelling and re supplying, until the protestors and diplomatic pressure made them feel unwelcome.
In 1994, a sanctuary for whales was set in the Antarctic Ocean area.
According to Japanese sources:
“The annual expenses of the research program amount to around 6 billion yen, or more than US$50 million, of which 5 billion yen is covered by the sales of whale meat produced from the catch by the scientific whaling. Government subsidy and other funding make up the remaining 1 billion yen.

In December of 2007, in the face of public outcry and diplomatic pressure from the US and Australia in particular, the Japanese government announced a temporary back-down on plans to kill 50 humpbacks in the 2007-2008 season. Nevertheless since then the “hunt” resumed every year, targeting the smaller and more abundant Minky whales.
Now a days, in Hobart port, the whalers ships have been replaced by the anti whalers campaigners. During the ’09 the “Steve Irwin” from the Sea Shepherd Conservation Society, spent some time in port between campaigns in the southern waters harassing the Japanese whaling fleet and sometime preventing the harpooning of their quarry.
Now the Japanese whaling fleet will soon be dealing with a new, space-age adversary.
Sea Shepherd Conservation Society has announced that the “Earthrace” will accompany Sea Shepherd in its 2009-2010 operations against Japanese Whaling in the Southern Ocean Whale Sanctuary. Pete Bethune, the operator, says that an agreement was reached with Sea Shepherd for the boat to adopt a support role. On 17 October 2009, the Earthrace was presented to the media with a new black paint job and re-named Ady Gil. The Sea Shepherd's owner and founder, Captain Paul Watson, says he plans to use the vessel to physically block Japanese harpoon ships.

The Ady Gil (formally Earthrace) is a $1.5 million carbon-fibre stealth boat. It has been added to Sea Shepherd Conservation Society's fleet, thanks to a $1 million donation from the US multi-millionaire Ady Gil.
Made of carbon fibres, with carbon flecks in the paint for deflecting radar signals, and even a ship with a powerful radar, may not be able to see it.
The Steve Irwin used in the past seasons, wasn’t fast enough to keep up all the time with the harpooners.
The Ady Gil will have no problems maintaining contact with the fast “chaser boats” and interfering with their hunt hoping to save more whales from their harpoons.

General characteristics:
Name: Ady Gil (formally Earthrace)
Owner: Pete Bethune
Port of registry: Auckland, New Zealand
Builder: Calibre Boats
Laid down: January 2005
Launched: February 22, 2006
Status: active
Type: trimaran
Displacement: 13 ton
Length: 78 ft (24 m)
Beam: 23 ft (7.0 m)
Draught: 4 ft (1.2 m)
Draft: 14 ft (4.3 m)
Propulsion: 2 x 350 kW (540 hp) Cummins Mercruise
Gearboxes: ZF 305A (single speed)
Speed: 45 knots (83.3 km/h)
Range: 3000 nm (6000 km) from 10,000 L (2500 imperial gallons) of fuel capacity
Complement: 4–8 persons

Earthrace is an alternative fuel powered wave-piercing trimaran; part of a project to break the world record for circumnavigating the globe in a powerboat—and to do so using only renewable fuels.
The vessel was designed by Craig Loomis Design Group. The wave-piercing trimaran design allows for improved speed and stability also provided by its two large sponsons and it is designed to right itself if it capsizes. The hull is coated with a non-toxic anti-foul paint.
Earthrace is intended to showcase environmentally friendly technologies and broke the world record for circumnavigating the globe in a motorized boat. It set the record in 60 days 23 hours and 49 minutes.
This beat the record set by the Cable and Wireless Adventurer (now the Ocean 7 Adventurer) by 13 days 21 hours and 9 minutes but the time is still behind Orange II's overall world record of 50 days and 16 hours.

The “ship” is powered engines that run on a low-emission animal fat and vegetable oil mix biodiesel. Then in 2005, the operator underwent liposuction and converted 100 grams of his own body fat into fuel as a publicity stunt. It can also run on diesel, biodiesel or blends. To cool and provide fresh air to the engines, intakes are located on two fins.
It cost $2.5 million, which was mostly funded by sponsors.
When asked, "Regrets about the cost of it all?" skipper Pete Bethune replied "No...You know, I do have the coolest boat in the world...."

 

Text by Vince Merlo - 12/2009
(Vince has been graduated as a Marine Engineer at the Camogli Nautical School, close by Genoa, Italy).

 

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